Cara di Mineo: ecco la mafia dell'”accoglienza”. Con nomi e cognomi

Cara di Mineo: ecco la mafia dell'”accoglienza”. Con nomi e cognomi

Mineo è un piccolo comune siciliano di 5mila abitanti di cui difficilmente avremmo sentito parlare se non fosse per il fatto che a pochi chilometri di distanza dal 2011, per volontà dell’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e del suo ministro dell’interno Roberto Maroni, c’è il più grande “centro d’accoglienza” d’Europa, il cosiddetto “CARA di Mineo”: un’altra piccola cittadina che sorge nel bel mezzo del nulla e “ospita” 3-4000 abitanti (richiedenti asilo), a seconda della stagione.

La storia di questo centro è a dir poco singolare. Un vero e proprio modello del malaffare. Vale la pena ripercorrerla per dare a chi ci legge l’idea di cosa la politica sia in grado di combinare.

Il nome originario del complesso che ospita tale centro è “Residence degli Aranci” di proprietà della società per azioni “Pizzarotti & C.”.

Si dà il caso che all’epoca tale residence fosse sfitto e inutilizzato e che già da un po’ si cercava di convertirlo in qualcosa di fruttuoso, diciamo così. E fu allora che a qualcuno venne la brillante idea di trasformarlo in centro d’accoglienza per richiedenti asilo. All’epoca Berlusconi è Premier, Maroni Ministro dell’Interno e Gianni Letta aveva l’incarico di Segretario del Consiglio dei Ministri.

Fu per puro caso che la gestione dei profili umanitari e assistenziali del centro di Mineo fu affidata alla Croce Rossa Italiana Lombardia (non la Croce Rossa di Catania, Croce Rossa Lombardia!). Sapete chi era presidente della CRI Lombardia: la sorella di Gianni Letta.

Puro caso.

E sempre per puro caso fu autorizzata, con affidamento diretto, una spesa a favore della Croce Rossa Lombardia di circa 15 milioni di euro.
Così è nato il centro di Mineo e così continua ad esistere d’allora, tra sprechi, controlli inesistenti, truffe e magagne d’ogni tipo.

Il CARA di Mineo costa agli italiani circa 40 milioni di euro l’anno. Soldi che vanno a finire nelle tasche delle cooperative che lo gestiscono e del proprietario della struttura, soldi che non servono a garantire un’accoglienza dignitosa, bensì a tenere in piedi un sistema d’affari e di clientele.

Sono ben tre le procure che indagano sul CARA di Mineo: quella di Caltagirone, quella di Catania e quella di Roma.
Ovviamente le indagini a cui mi riferisco sono quelle di Mafia Capitale, indagini in cui i partiti sono dentro fino al collo.

Tra i soggetti coinvolti troviamo anche un membro dell’attuale governo. Nel giugno del 2011, entra in scena infatti Giuseppe Castiglione, attuale sottosegretario alle politiche agricole, all’epoca presidente della provincia di Catania.

Subentra a Pietro Lomonaco, capo del dipartimento protezione civile regionale, in qualità di soggetto attuatore del centro. Sarà Luca Odevaine nelle intercettazioni a sottolineare il peso elettorale di Castiglione in Sicilia, a farci capire come Mineo e dintorni rappresentassero il fortino elettorale di Ncd. Sono tutti uomini di Castiglione quelli presenti sul territorio, quelli che nei pressi del Cara, secondo gli inquirenti, prendono migliaia di voti, preferenze che si fanno sentire anche sul panorama nazionale.

Odevaine dice ad un certo punto in una intercettazione afferma: “Mineo se glielo vai a leva’ quelli si arrabbiano perché ovviamente è un meccanismo che crea non solo consenso ma crea occupazione, crea benessere: 4mila migranti che spendono 2 euro e mezzo al giorno, so’ diecimila euro al giorno”.

E questo rimane il motivo principale per cui il centro di Mineo non lo volete chiudere.

Ovviamente Luca Odevaine in tutto ciò gioca un ruolo chiave, l’uomo del business dei migranti, l’uomo di Mafia Capitale, quello che orientava i flussi di migranti in cambio di mazzette, quello che procurava lavoro alle imprese amiche, l’uomo di cui si avvalse Castiglione per la gestione del centro. Famoso il pranzo tra i due al quale avrebbe partecipato anche quel Salvo Calì, presidente del gruppo Sisifo, indicato da Castiglione come una delle persone con maggior esperienza per poter gestire un centro come Mineo. E infatti Sisifo divenne capofila dell’Associazione temporanea d’imprese che subentrò alla Croce Rossa. Della stessa facevano parte anche il consorzio Sol Calatino, la Casa della Solidarietà, Senis Hospes, La Cascina (nota per essere finanziatrice delle campagne elettorali del centro-destra e vicina a Comunione e Liberazione) e Pizzarotti s.p.a.. Questa cordata di larghe intese servendosi del regime di proroga si aggiudicherà anche gli appalti successivi.

Quello di Mineo, sia chiaro, è solo il caso più eclatante di un sistema che è quasi tutto così. Le cooperative marce (ci sono anche quelle, poche, sane ovviamente) che gestiscono i centri sono quelle dei Buzzi e Carminati, quelle dei signori che finanziano le vostre campagne elettorali. Su queste cooperative dovrebbe essere esercitato un controllo serio e invece vediamo che succede: la dottoressa Simonetta Moleti, direttore generale per la vigilanza sugli Enti, il sistema cooperativo e le gestioni commissariali, dichiara in audizione al Senato che dei 15milioni di euro che le cooperative pagano in forma di contributi per l’esercizio della funzione di controllo sul loro stesso operato, neanche un centesimo è stato utilizzato per controllare le cooperative! Il governo ha utilizzato il fondo come copertura per provvedimenti non attinenti alla cooperazione. In pratica il governo Renzi ha creato in Italia “le Cayman delle cooperative”: da una parte elargisce loro incentivi e dall’altra non esercita su di loro alcun controllo! Un paradiso…appunto, soprattutto per coloro che aprono finte cooperative a scopo illecito.

Quali ripercussioni pensate che possano avere tali politiche su realtà come Mineo?! Siamo stati con la commissione d’inchiesta in visita al centro di Mineo nel luglio scorso. Prima ancora c’eravamo stati nel maggio del 2015. In più di un anno non era cambiato assolutamente nulla. Neanche l’ombra di progetti d’integrazione, né dei controlli che dovevano essere introdotti dopo la truffa dei badge costataci 1 milione di euro. I soggetti indagati tra funzionari, dirigenti e vertici delle cooperative sono ancora al loro posto, a ricoprire quegli stessi incarichi di primo piano col rischio di poter inquinare le prove. Mineo è un covo d’illegalità: non c’è trasparenza nella selezione del personale, non ci sono gare per la selezioni dei fornitori, ci sono all’interno bazar abusivi, migranti che aspettano la prima audizione nella commissione territoriale per quasi due anni e non parlano una parola d’italiano, il sovraffollamento è costante, ci tensioni sociali, sfruttamento, fenomeni di caporalato, di prostituzione sia dentro che fuori dal centro, spaccio, paura, omertà, rassegnazione.

Tutto questo è il centro di Mineo! Dopo l’ultima visita, in conferenza stampa fu lo stesso presidente della commissione d’inchiesta, Federico Gelli, deputato del Partito Democratico, a dire che Mineo doveva chiudere. Ma Gelli ha votato contro la nostra mozione così come tutto il PD.

Il governo dà parere contrario alla mozione dicendo che Mineo non può chiudere perché altrimenti non saprebbe dove sistemare i migranti che ospita. Giustificazione ridicola se si pensa che gli arrivi ogni anno si attestano su cifre che vanno dai 150mila ai 170mila. I 3-4mila migranti di Mineo equivalgono agli arrivi di un qualsiasi giorno estivo.

Il Presidente del Consiglio Renzi e il ministro dell’Interno Alfano vanno in giro ultimamente a parlare di accoglienza diffusa e poi, alla prima verifica delle proprie intenzioni, si scoprono ancora una volta i bugiardi di sempre. Se volete andare verso l’accoglienza diffusa la prima cosa da fare è chiudere il centro di Mineo!

Mineo deve chiudere per le condizioni disumane in cui costringiamo a vivere dei richiedenti asilo, che dovrebbero essere categorie tutelate;

Mineo deve chiudere perché non è quello il modello d’accoglienza a cui ci si deve ispirare;
Mineo deve chiudere per le irregolarità, le inefficienze, gli abusi, le criticità sanitarie;
Mineo deve chiudere perché ce lo hanno chiesto ben tre Procuratori della Repubblica.

Ma Mineo non può chiudere, perché rappresenta un giro d’affari troppo grosso per il PD, per Ncd, per tutti quelli che fanno affari sulle spalle dei disperati.
Mineo non può chiudere perché è su realtà come questa che si fonda l’accordo di governo con NCD, che senza Mineo non esisterebbe.
Mineo non può chiudere perché è il vostro sistema tipo, il sistema di Mafia Capitale, è l’emblema del vostro modo di concepire il mondo.

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gianluca.rizzo administrator