Il #ProgrammaDifesa del M5S

Il #ProgrammaDifesa del M5S

Il ProgrammaDifesa del Movimento5Stelle

Il #ProgrammaDifesa del MoVimento Gianluca Rizzo Cittadino a 5 StelleOggi iniziamo a discutere la parte del programma del MoVimento 5 Stelle che riguarda la Difesa del nostro Paese. In particolare se ritenete che i diritti del personale militare, in termini di tutela della salute, del lavoro e della famiglia, debbano essere equiparati a quelli degli altri lavoratori del settore civile.Siete d'accordo con la riduzione progressiva del numero degli ufficiali più alti in grado per favorire un incremento del personale militare a tutela dei territori e per la sicurezza dei cittadini? Noi la chiamiamo ottimizzazione delle risorse!A proposito di opere e sistemi d'arma prettamente offensivi, come gli F35, ritenete sia opportuno disincentivare l'acquisto di tali strumenti per destinare maggiori risorse ad altri ambiti della sicurezza nazionale, in primis quello della cyber security e del comparto intelligence?Infine, vi chiediamo di dirci se siete d'accordo con l'introdurre dei principi di contabilità analitica-industriale, con una certificazione di un’ Autorità pubblica preposta per ogni acquisto. In parole semplici, comprare con cognizione di causa e rispettando le necessità degli italiani.Domani affronteremo il primo quesito e settimana prossima procederemo alla votazione.

Pubblicato da Gianluca Rizzo M5S su Mercoledì 3 maggio 2017

Iniziamo a discutere la parte del programma del MoVimento 5 Stelle che riguarda la Difesa del nostro Paese. In particolare se ritenete che i diritti del personale militare, in termini di tutela della salute, del lavoro e della famiglia, debbano essere equiparati a quelli degli altri lavoratori del settore civile.

Siete d’accordo con la riduzione progressiva del numero degli ufficiali più alti in grado per favorire un incremento del personale militare a tutela dei territori e per la sicurezza dei cittadini? Noi la chiamiamo ottimizzazione delle risorse!

A proposito di opere e sistemi d’arma prettamente offensivi, come gli F35, ritenete sia opportuno disincentivare l’acquisto di tali strumenti per destinare maggiori risorse ad altri ambiti della sicurezza nazionale, in primis quello della cyber security e del comparto intelligence?

Infine, vi chiediamo di dirci se siete d’accordo con l’introdurre dei principi di contabilità analitica-industriale, con una certificazione di un’ Autorità pubblica preposta per ogni acquisto. In parole semplici, comprare con cognizione di causa e rispettando le necessità degli italiani.

 

#ProgrammaDifesa: tutela militari.

#ProgrammaDifesa: la tutela militare

Pubblicato da MoVimento 5 Stelle su Giovedì 4 maggio 2017

In questa prima legislatura, uno dei temi ricorrenti che il M5Stelle ha affrontato nell’ambito dell’attività di controllo parlamentare, ha riguardato la tutela del personale dei comparti difesa, sicurezza e soccorso della Pubblica Amministrazione.
In particolare abbiamo posto l’attenzione su temi quali la tutela della salute (cause di servizio, bonifiche ambientali, condizioni di lavoro, tutela della sicurezza nei luoghi di lavoro, prevenzione del mobbing), tutela dei rapporti familiari (trasferimenti temporanei, alloggi, legge 104, maternità, soppressione di caserme per effetto della legge 244), soppressione dei corpi CFS e CRI o casermaggio legati ad attività specifiche come esercitazioni e operazioni strategiche sul territorio nazionale (Expo, Strade Sicure ecc).
In questi anni ci siamo inoltre occupati dei regolamenti inerenti l’applicazione della disciplina nelle FFAA, l’arruolamento e le modalità di accesso ai concorsi.
Molti di questi temi scaturiscono da un’unica sorgente: la legge 183/2010 che ha introdotto il principio di specificità nelle FF.AA.
La specificità si può intendere come l’insieme di norme specifiche applicabili al personale che svolge attività professionali a tutela e a difesa della nostra patria, anche a costo di sacrificare la propria vita. È una situazione bivalente in cui dei cittadini vestono una divisa che rappresenta una identità unica di appartenenza, godendo di tutti i diritti definiti dalla costituzione italiana e dall’altra di militari che, proprio per la particolare attività svolta, non possono o non dovrebbero svolgere attività che potrebbero mettere a rischio la difesa dello stato o l’incolumità di persone o luoghi strategici per il paese.
Tale aspetto, relativo anche alle criticità emerse dopo la sospensione della leva obbligatoria e la professionalizzazione delle nostre FFAA, ha richiamato la nostra attenzione di fronte a problematiche vissute sulla “pelle” dei cittadini/militari i quali vivono tale condizione come una condizione di minor accesso ad una serie di diritti sanciti per i comparti civili della Pubblica Amministrazione.
La specificità delle FF.AA. è necessaria per garantire un sistema autonomo di governance e di tutela del personale militare da parte dello Stato, ma, a nostro avviso, necessiterebbe di una rivisitazione; i militari che difendono la Patria, sono soprattutto uomini e donne che necessitano maggiore attenzione da parte dello Stato.

 

#ProgrammaDifesa: le risorse umane.

#ProgrammaDifesa: le risorse umane.La gestione delle risorse umane della Difesa rappresenta un vero e proprio “tallone d’Achille” per uno dei dicasteri che riceve più stanziamenti dalla legge di bilancio annuale. In particolare le scelte politiche afferenti le nomine, talvolta in chiaroscuro, di cariche istituzionali ad appannaggio del Governo, quali per esempio capi di stato maggiore, dirigenti ministeriali, amministratori delegati di SPA a controllo governativo, non sempre appaiono trasparenti e meritocratiche, ma più basate su logiche di spartizione del potere;Parliamo anche della necessità di mettere ordine alle annose questioni riguardanti gli avanzamenti di carriera, di conseguenza gli stipendi, le indennità, le spettanze ma anche le pensioni, l’ARQ (aspettativa riduzione quadri). Tutto oggi ruota attorno al Libro Bianco della Difesa, voluto dall’attuale Ministro e agli atti di Governo discendenti già varati o in fase di predisposizione che meritano tutta la nostra attenzione.È per questo che intendiamo svolgere un lavoro di integrazione di tale documento programmatico che meglio incida sulle aree già individuate e che saranno soggette ad interventi di riduzione o ottimizzazione dei costi di pertinenza ministeriale, in particolare alla gestione dei costi del personale, favorendo quanto previsto dalla legge 244/12 in merito al rapporto sulle risorse economiche disponibili 50/25/25, (50% per il personale, 25% per gli armamenti, 25% per la gestione ordinaria del dicastero) . Il Ministero della Difesa italiano ha il minor rapporto tra comandanti (generali e colonnelli) e comandati (alti ufficiali, sottoufficiali e truppa), a differenza di altre potenze internazionali quali USA, Francia o Germania che annoverano un rapporto di forze meglio distribuite. Bisognerà migliorare questi dati a vantaggio di ruoli operativi e di nuovi arruolamenti, anche alla luce delle continue minacce che nel breve e medio periodo ci dovranno trovare pronti con uomini e mezzi ben dislocati a difesa degli interessi nazionali in Italia e nelle sedi diplomatiche nel mondo.

Pubblicato da Gianluca Rizzo M5S su Venerdì 5 maggio 2017

La gestione delle risorse umane della Difesa rappresenta un vero e proprio “tallone d’Achille” per uno dei dicasteri che riceve più stanziamenti dalla legge di bilancio annuale.
In particolare le scelte politiche afferenti le nomine, talvolta in chiaroscuro, di cariche istituzionali ad appannaggio del Governo, quali per esempio capi di stato maggiore, dirigenti ministeriali, amministratori delegati di SPA a controllo governativo, non sempre appaiono trasparenti e meritocratiche, ma più basate su logiche di spartizione del potere;
Parliamo anche della necessità di mettere ordine alle annose questioni riguardanti gli avanzamenti di carriera, di conseguenza gli stipendi, le indennità, le spettanze ma anche le pensioni, l’ARQ (aspettativa riduzione quadri).
Tutto oggi ruota attorno al Libro Bianco della Difesa, voluto dall’attuale Ministro e agli atti di Governo discendenti già varati o in fase di predisposizione che meritano tutta la nostra attenzione.
È per questo che intendiamo svolgere un lavoro di integrazione di tale documento programmatico che meglio incida sulle aree già individuate e che saranno soggette ad interventi di riduzione o ottimizzazione dei costi di pertinenza ministeriale, in particolare alla gestione dei costi del personale, favorendo quanto previsto dalla legge 244/12 in merito al rapporto sulle risorse economiche disponibili 50/25/25, (50% per il personale, 25% per gli armamenti, 25% per la gestione ordinaria del dicastero) .
Il Ministero della Difesa italiano ha il minor rapporto tra comandanti (generali e colonnelli) e comandati (alti ufficiali, sottoufficiali e truppa), a differenza di altre potenze internazionali quali USA, Francia o Germania che annoverano un rapporto di forze meglio distribuite. Bisognerà migliorare questi dati a vantaggio di ruoli operativi e di nuovi arruolamenti, anche alla luce delle continue minacce che nel breve e medio periodo ci dovranno trovare pronti con uomini e mezzi ben dislocati a difesa degli interessi nazionali in Italia e nelle sedi diplomatiche nel mondo.

 

#ProgrammaDifesa: il patrimonio immobiliare da valorizzare

#ProgrammaDifesa: gli immobili della Difesa

#ProgrammaDifesa: il patrimonio immobiliare da valorizzareL’immenso patrimonio della Difesa ha un impatto notevole nei vari contesti territoriali; parliamo di aeroporti, caserme o basi navali, ma anche di poligoni, depositi o strutture abbandonate.Nella vita di tutti i giorni, i nostri militari, sono stati costretti a fare i conti con i tagli alla gestione ordinaria imposti negli anni; tagli che hanno causato notevoli disagi in termini di fruibilità delle mense, pulizie, alloggi, disponibilità di mezzi di trasporto adeguati ai compiti assegnati.Abbiamo potuto appurare la necessità di valorizzare quelle eccellenze cresciute e sviluppatesi negli anni come gli stabilimenti militari, gli arsenali o le scuole militari o tutti quei gioielli paesaggistici o monumentali oggi utilizzati per scopi militari. Basti pensare al patrimonio esistente in Sardegna o in Sicilia.E’ emersa, inoltre, la difficoltà da parte degli enti locali rispetto alla riconversione di tali strutture per mancanza di fondi, aggravata dall’eccessiva lentezza nell’iter burocratico di assegnazione e utilizzo, che comporta, spesso, il deterioramente delle strutture per assenza di manutenzione.Parola d’ordine: valorizzare il patrimonio. Per realizzare questo obiettivo, si possono intraprendere iniziative di democrazia partecipata che diano voce alla cittadinanza che vive in simbiosi con le aree a maggior concentrazione di strutture militari. Non esiste allo stato dell’arte, una precisa mappatura accessibile a tutti, di semplice consultazione e trasparente degli immobili in dismissione a livello nazionale.

Pubblicato da Gianluca Rizzo M5S su Sabato 6 maggio 2017

L’immenso patrimonio della Difesa ha un impatto notevole nei vari contesti territoriali; parliamo di aeroporti, caserme o basi navali, ma anche di poligoni, depositi o strutture abbandonate.
Nella vita di tutti i giorni, i nostri militari, sono stati costretti a fare i conti con i tagli alla gestione ordinaria imposti negli anni; tagli che hanno causato notevoli disagi in termini di fruibilità delle mense, pulizie, alloggi, disponibilità di mezzi di trasporto adeguati ai compiti assegnati.
Abbiamo potuto appurare la necessità di valorizzare quelle eccellenze cresciute e sviluppatesi negli anni come gli stabilimenti militari, gli arsenali o le scuole militari o tutti quei gioielli paesaggistici o monumentali oggi utilizzati per scopi militari. Basti pensare al patrimonio esistente in Sardegna o in Sicilia.
E’ emersa, inoltre, la difficoltà da parte degli enti locali rispetto alla riconversione di tali strutture per mancanza di fondi, aggravata dall’eccessiva lentezza nell’iter burocratico di assegnazione e utilizzo, che comporta, spesso, il deterioramente delle strutture per assenza di manutenzione.

Parola d’ordine: valorizzare il patrimonio.
Per realizzare questo obiettivo, si possono intraprendere iniziative di democrazia partecipata che diano voce alla cittadinanza che vive in simbiosi con le aree a maggior concentrazione di strutture militari.
Non esiste allo stato dell’arte, una precisa mappatura accessibile a tutti, di semplice consultazione e trasparente degli immobili in dismissione a livello nazionale.

 

#ProgrammaDifesa: Nuovi strumenti

#ProgrammaDifesa: nuovi strumenti

#ProgrammaDifesa: Nuovi strumentiL'Italia è tra i primi 10 paesi al mondo per fatturato legato alla produzione di sistemi d’arma, cioè di quell’industria che si occupa di produrre armi, navi, aerei, mezzi terrestri, sistemi informatici di sicurezza per il comparto Difesa nazionale ed internazionale.Essa ha rappresentato in passato e rappresenta ancora oggi un importante indotto di fatturato per il Prodotto Interno Lordo e di sostegno all’occupazione nazionale, basti pensare ai cantieri navali, agli stabilimenti aereonautici, alle aziende che producono veicoli o quelli che costruiscono cannoni, armi leggere o bombe dislocati in territorio italiano.L’Italia è dotata di una normativa che vigila e regolamenta la vendita di questi sistemi a paesi che violano i diritti umani fondamentali, ma spesso abbiamo dovuto porre l’attenzione sui “raggiri” compiuti nel nome del profitto da parte di aziende private autorizzate a vendere armi o di partecipate statali che godono di finanziamenti ministeriali mirati. Tutto ciò stride inesorabilmente con la dura realtà con la quale quotidianamente ci si confronta con una evidente carenza di idonei mezzi di protezione del personale militare, di adeguati mezzi di trasporto per le pattuglie in servizio nelle nostre città. Per riassumere: equipaggiamenti per lo svolgimento dei compiti del personale dei comparti Sicurezza, Difesa e Soccorso dello Stato inadatti alle esigenze quotidiane.Con la scusa del mantenimento dei livelli occupazionali, oggi l’Italia alimenta il mercato delle armi all’Estero, mentre la Polizia ed i Carabinieri utilizzano giubbotti antiproiettili obsoleti. Un’attenta valutazione degli scenari di guerra di questo secondo millennio, sta mostrando che nell’epoca moderna ci troviamo di fronte ad un nuovo tipo di conflitto, molto più complesso, il cui campo di battaglia ormai è rappresentato dal web e dalle reti d’informazione.Tale realtà si è resa più evidente con i nuovi fenomeni terroristici in Europa e non solo, che hanno evidenziato da una parte, come i tradizionali strumenti di contrasto siano assolutamente fallimentari, dall’altra, quanto sia essenziale sviluppare e potenziare quelli più tecnologi, maggiormente idonei, senz’altro, a contrastare gli attacchi esterni di vario tipo. L’idea centrale dunque è la possibilità di spostare buona parte degli investimenti pubblici, oggi impiegati nei programmi d’armamento tradizionali, verso lo sviluppo e la ricerca di strumenti più attuali come la cyber security e l’intelligence.In questo modo potremmo essere in grado di recepire le minacce esterne ed intervenire preventivamente, aumentando il nostro grado di difesa e sicurezza

Pubblicato da Gianluca Rizzo M5S su Domenica 7 maggio 2017

#ProgrammaDifesa: nuovi strumenti

#ProgrammaDifesa: Nuovi strumentiL'Italia è tra i primi 10 paesi al mondo per fatturato legato alla produzione di sistemi d’arma, cioè di quell’industria che si occupa di produrre armi, navi, aerei, mezzi terrestri, sistemi informatici di sicurezza per il comparto Difesa nazionale ed internazionale.Essa ha rappresentato in passato e rappresenta ancora oggi un importante indotto di fatturato per il Prodotto Interno Lordo e di sostegno all’occupazione nazionale, basti pensare ai cantieri navali, agli stabilimenti aereonautici, alle aziende che producono veicoli o quelli che costruiscono cannoni, armi leggere o bombe dislocati in territorio italiano.L’Italia è dotata di una normativa che vigila e regolamenta la vendita di questi sistemi a paesi che violano i diritti umani fondamentali, ma spesso abbiamo dovuto porre l’attenzione sui “raggiri” compiuti nel nome del profitto da parte di aziende private autorizzate a vendere armi o di partecipate statali che godono di finanziamenti ministeriali mirati. Tutto ciò stride inesorabilmente con la dura realtà con la quale quotidianamente ci si confronta con una evidente carenza di idonei mezzi di protezione del personale militare, di adeguati mezzi di trasporto per le pattuglie in servizio nelle nostre città. Per riassumere: equipaggiamenti per lo svolgimento dei compiti del personale dei comparti Sicurezza, Difesa e Soccorso dello Stato inadatti alle esigenze quotidiane.Con la scusa del mantenimento dei livelli occupazionali, oggi l’Italia alimenta il mercato delle armi all’Estero, mentre la Polizia ed i Carabinieri utilizzano giubbotti antiproiettili obsoleti. Un’attenta valutazione degli scenari di guerra di questo secondo millennio, sta mostrando che nell’epoca moderna ci troviamo di fronte ad un nuovo tipo di conflitto, molto più complesso, il cui campo di battaglia ormai è rappresentato dal web e dalle reti d’informazione.Tale realtà si è resa più evidente con i nuovi fenomeni terroristici in Europa e non solo, che hanno evidenziato da una parte, come i tradizionali strumenti di contrasto siano assolutamente fallimentari, dall’altra, quanto sia essenziale sviluppare e potenziare quelli più tecnologi, maggiormente idonei, senz’altro, a contrastare gli attacchi esterni di vario tipo. L’idea centrale dunque è la possibilità di spostare buona parte degli investimenti pubblici, oggi impiegati nei programmi d’armamento tradizionali, verso lo sviluppo e la ricerca di strumenti più attuali come la cyber security e l’intelligence.In questo modo potremmo essere in grado di recepire le minacce esterne ed intervenire preventivamente, aumentando il nostro grado di difesa e sicurezza

Pubblicato da Gianluca Rizzo M5S su Domenica 7 maggio 2017

L’Italia è tra i primi 10 paesi al mondo per fatturato legato alla produzione di sistemi d’arma, cioè di quell’industria che si occupa di produrre armi, navi, aerei, mezzi terrestri, sistemi informatici di sicurezza per il comparto Difesa nazionale ed internazionale.
Essa ha rappresentato in passato e rappresenta ancora oggi un importante indotto di fatturato per il Prodotto Interno Lordo e di sostegno all’occupazione nazionale, basti pensare ai cantieri navali, agli stabilimenti aereonautici, alle aziende che producono veicoli o quelli che costruiscono cannoni, armi leggere o bombe dislocati in territorio italiano.
L’Italia è dotata di una normativa che vigila e regolamenta la vendita di questi sistemi a paesi che violano i diritti umani fondamentali, ma spesso abbiamo dovuto porre l’attenzione sui “raggiri” compiuti nel nome del profitto da parte di aziende private autorizzate a vendere armi o di partecipate statali che godono di finanziamenti ministeriali mirati. Tutto ciò stride inesorabilmente con la dura realtà con la quale quotidianamente ci si confronta con una evidente carenza di idonei mezzi di protezione del personale militare, di adeguati mezzi di trasporto per le pattuglie in servizio nelle nostre città. Per riassumere: equipaggiamenti per lo svolgimento dei compiti del personale dei comparti Sicurezza, Difesa e Soccorso dello Stato inadatti alle esigenze quotidiane.
Con la scusa del mantenimento dei livelli occupazionali, oggi l’Italia alimenta il mercato delle armi all’Estero, mentre la Polizia ed i Carabinieri utilizzano giubbotti antiproiettili obsoleti. Un’attenta valutazione degli scenari di guerra di questo secondo millennio, sta mostrando che nell’epoca moderna ci troviamo di fronte ad un nuovo tipo di conflitto, molto più complesso, il cui campo di battaglia ormai è rappresentato dal web e dalle reti d’informazione.
Tale realtà si è resa più evidente con i nuovi fenomeni terroristici in Europa e non solo, che hanno evidenziato da una parte, come i tradizionali strumenti di contrasto siano assolutamente fallimentari, dall’altra, quanto sia essenziale sviluppare e potenziare quelli più tecnologi, maggiormente idonei, senz’altro, a contrastare gli attacchi esterni di vario tipo. L’idea centrale dunque è la possibilità di spostare buona parte degli investimenti pubblici, oggi impiegati nei programmi d’armamento tradizionali, verso lo sviluppo e la ricerca di strumenti più attuali come la cyber security e l’intelligence.
In questo modo potremmo essere in grado di recepire le minacce esterne ed intervenire preventivamente, aumentando il nostro grado di difesa e sicurezza

#ProgrammaDifesa: un bilancio trasparente.

In tema di difesa, una visione che si sta sviluppando nel Movimento in questi anni di legislatura, si fonda su un nuovo “modello di difesa sostenibile” in cui vi sia una massima attenzione alla razionalizzazione degli investimenti economici-finanziari.
Una delle idee chiave maturate è che la macchina Difesa, naturalmente comprensiva di tutti i comparti delle Forze Armate, non può prescindere nelle sue scelte, soprattutto in materia di investimenti e di acquisti, da una seria e trasparente analisi dei costi/benefici, orientata al risparmio e alla qualità. Tale analisi risulta possibile solo utilizzando in maniera scrupolosa, gli stessi strumenti di contabilità analitica-industriale, previsti peraltro dalla legge, adottati dalle imprese italiane dalla più piccola, alle più grande.
A tal proposito, potrebbe essere necessario per un serio controllo sull’applicazione del metodo sopra indicato, dotarsi, al pari di altri Paesi, di sistemi di certificazione esterni che assicurano terzietà, come un’Autorità pubblica.

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