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CONCLUSA INDAGINE CONOSCITIVA SUL RECLUTAMENTO NELLE CARRIERE INIZIALI DELLE FF.AA.

Oggi la Commissione difesa della Camera dei deputati abbiamo concluso ha unanimemente convenuto sulla necessità di superare con un’apposita legge la ferma prefissata annuale dei volontari che si arruolano, seguita da un quadriennio.

Occorre introdurre un modello di ferma che in una prima fase sia più lunga e prorogabile una volta.

Tale modello consentirebbe di soddisfare sia esigenze motivazionali e di stabilità sia di accompagnare i volontari in ferma prefissata, che si congedano senza demerito verso il mondo del lavoro con un patrimonio professionale acquisito più concreto e visibile.

Tutti i gruppi parlamentari hanno espresso apprezzamento per il clima del lavoro in seno alla Commissione, durato poco più di un anno, e soddisfazione per l’esito condiviso evidenziato nelle conclusioni del documento approvato.

Qui il testo dell’indagine conoscitiva così come approvata:

https://www.camera.it/leg18/824?tipo=A&anno=2020&mese=01&giorno=28&view&commissione=04&fbclid=IwAR1RX_DaS6EGkWdNny_NQwlgMNBqCCuAn8zsCkbL2Ry03kuj-06yjLGkAlA#data.20200128.com04.allegati.all00010

URANIO: UN ANNO DALLA IVª COMMISSIONE D’INCHIESTA. PRESENTE E FUTURO.

Il 7 febbraio dello scorso anno si concluse, dopo 109 sedute, oltre 100 audizioni nella forma libera o in esame testimoniale, 7 missioni in Italia, l’esperienza della 4ª commissione d’inchiesta sugli effetti dell’uranio.

URANIO: UN ANNO DALLA IVª COMMISSIONE D'INCHIESTA. PRESENTE E FUTURO.Il 7 febbraio dello scorso anno si concluse, dopo 109 sedute, oltre 100 audizioni nella forma libera o in esame testimoniale, 7 missioni in Italia, l'esperienza della 4ª commissione d'inchiesta sugli effetti dell'uranio.Tra poco aprirò il convegno/dibattito che abbiamo voluto ospitare presso la Camera dei Deputati.Seguiteci.

Posted by Gianluca Rizzo on Thursday, 4 April 2019

E DOPO IL CARA DI MINEO?

RICONVERTIRLO IN CENTRO POLIFUNZIONALE INTERFORZE

Trasformare l’attuale Cara di Mineo in “un polo addestrativo e di formazione per le Forze Armate, le Forze dell’Ordine, la Protezione civile e i Vigili del Fuoco sia per la cooperazione militare (in chiave PESCO) che per iniziative di peacekeeping.

Ho inviato una interrogazione parlamentare al Governo Conte, condividendo l’iniziativa prima con una cinquantina di parlamentari del MoVimento 5 Stelle.
L’interrogazione, indirizzata anche ai ministri della Difesa e degli Esteri Elisabetta Trenta ed Enzo Moavero Milanesi.
è stata sottoscritta, da tutti i deputati siciliani del MoVimento 5 Stelle, dalla Presidente della Commissione Affari Esteri Marta Grande, dal Presidente della Commissione Affari Costituzionali Giuseppe Brescia e dal capo della delegazione presso l’Assemblea Parlamentare della Nato Luca Frusone.

Il Centro d’accoglienza per richiedenti asilo (CARA) è stato fino a pochi mesi fa la più grande struttura in Europa in grado di ospitare extracomunitari richiedenti asilo.

L’Italia, insieme ad altri paesi dell’Unione Euoropea, partecipa alla cooperazione strutturata permanente (PESCO) in materia di difesa,

Ecco perchè abbiamo voluto chiedere una nuova possibilità di recupero della struttura del CARA di Mineo attraverso progettualità legate al mondo della difesa con compiti di formazione in modo da consentire il rilancio del sito in aderenza alle linee guide del Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta.

L’Italia partecipa già a numerose missioni internazionali di pace e ci teniamo a sottolineare come la capacità e peculiarità italiana nello svolgere queste fondamentali attività di pacificazione dei territori ove siamo presenti siano qualità riconosciute senza se e senza ma.

La creazione di un polo di eccellenza europeo e mondiale nella struttura del Cara di Mineo consentirebbe di valorizzare le nostre capacità in campo di istruzione delle forze armate, per realizzare la cooperazione militare e razionalizzare le spese per missioni internazionali con progetti ricadenti sul territorio nazionale, riducendo l’esposizione di nostri militari a rischio in teatri operativi, taluni ostili.

Siamo certi che il Governo saprà attenzionare questa iniziativa, valutandone la fattibilità e ridando cosi slancio al territorio del calatino, “sedotto e abbandonato” dal “business dell’integrazione”.

Qui il testo dell’interrogazione: https://goo.gl/GhvJ2o

Audizione delle associazioni sindacali dei militari

Dopo un mia immediata richiesta di riscontro rivolta agli uffici Camera preposti posso ufficialmente comunicare che il video dell’audizione non è disponibile a causa della concomitanza di un numero di eventi maggiore rispetto alla disponibilità del palinsesto di mercoledì 27 Febbraio.

Per dare contezza di quanto rilasciato dalle associazioni intervenute pubblico, vi allego i link del materiale consegnatomi:

100 ANNI DAL MANIFESTO DI LUIGI STURZO – SINDACO DI CALTAGIRONE

Voglio ricordare don Luigi Sturzo per le cose che fece come protagonista della vita civile e politica del nostro Paese più che come sacerdote. La Chiesa ha infatti già provveduto a riconoscerne i grandi meriti attraverso la scelta di beatificarlo promuovendo di fatto la sua scelta di prete che ha fatto politica non più come un impedimento, ma come esempio del suo attaccamento al messaggio evangelico. Luigi Sturzo è stato sindaco della mia città, Caltagirone, per 15 anni per l’esattezza pro-sindaco per evitare terminologicamente d’incappare nella proibizione che la legge comunale e provinciale poneva nel divieto ai ministri di culto di ricoprire l’incarico di sindaco. Nei confronti di una figura come Sturzo non solo le disposizioni del codice civile vennero derogate ma anche quelle del codice canonico, che vietavano ai preti di essere eletti in qualsiasi istituzione rappresentativa, vennero disapplicate. Già da giovane Sturzo rifiuta status e lusso che la sua famiglia possono permettergli. Conosce la prostrazione dei contadini, degli artigiani e degli operai della sua terra e da prosindaco si adopera per dare risposte concrete alle tante esigenze dei suoi cittadini, specialmente i più deboli. Per Sturzo l’articolazione della struttura istituzionale e politica ha come base il Comune, che non è ente delegato dallo Stato ma è cellula primigenia della società. L’impegno contro la corruzione e contro il fenomeno mafioso è per Sturzo fondamentale. La lotta contro la criminalità mafiosa e le sue connivenze con il mondo dell’economia, dell’amministrazione e della politica emerge già in un articolo del 21 gennaio 1900 nel periodico da lui diretto, La Croce di Costantino, intitolato: “Mafia”. E continuò questo impegno per tutta la sua vita considerandolo come un capitolo essenziale della sua battaglia per la moralizzazione della vita pubblica.

Come scrive Monsignor Michele Pennisi, Arcivescovo di Monreale, grande studioso di Sturzo:

“Sturzo sostiene che per combattere le varie mafie si tratta di comprenderne la presenza non innanzitutto e solo come problema di sottosviluppo economico, ma come un problema culturale, morale e religioso. La mafia potrà essere sconfitta attraverso un profondo cambiamento di mentalità, un “riarmo morale” che porti a non idolatrare il denaro e la violenza e a ritrovare il nesso indispensabile che deve legare morale, economia e politica.”

Tanto è stato scritto sul ruolo di Sturzo come deputato e fondatore del Partito Popolare nel primo dopoguerra e di senatore a vita nel secondo dopoguerra, dopo aver conosciuto l’esilio negli Usa per volontà di Mussolini che desiderava tenere lontano un intransigente oppositore di una così elevata statura morale.  Voglio ricordare a noi tutti che il suo pensiero era, da credente, per la laicità della politica e dello Stato, tanto da esprimere dissenso rispetto alla scelta della Chiesa Cattolica di firmare i Patti Lateranense con il regime fascista, elevando la religione cattolica a religione di Stato.

A 100 anni dal suo manifesto politico, quell’appello ai liberi e forti che fu alla base del primo Partito Popolare, il pensiero di Sturzo resta fecondo come una inesauribile miniera da cui anche la politica di oggi può attingere per rinnovarsi e ritrovare legittimità tra i nostri cittadini

INCENDI, RIZZO (M5s): “TRAGEDIA GRECA FRUTTO ANCHE DEI TAGLI DELLA TROIKA AL PIANO ANTI-INCENDI ”

ROMA 25 LUGLIO – “Quest’anno è toccato alla Grecia, lo scorso anno al Portogallo. Ora brucia la Svezia e l’Italia è sempre ad alto rischio. Queste tragedie palesano la mancanza di efficiente e rapida collaborazione europea nel sistema di difesa militare e civile. Non possiamo andare avanti così. Tutelando le sovranità nazionali ed i rispettivi apparati di difesa e protezione civile va trovato un metodo di collaborazione snello”, così in una nota il Presidente della Commissione Difesa della Camera dei Deputati Gianluca Rizzo.

“Davanti ad oltre 70 morti e a paesi interi inceneriti dalle fiamme – prosegue Rizzo – non è pensabile che la solidarietà europea sia affidata esclusivamente alla buona volontà dei singoli governi a tragedia già cominciata. Occorre un sistema di difesa e protezione civile con la più efficiente collaborazione tra Stati europei, in grado di entrare in azione immediatamente di fronte al raggiungimento di un determinato livello di rischio e di pericolo”.

“Non possiamo relegare il concetto di difesa solo alla sfera militare – prosegue il parlamentare – ormai le minacce alla sicurezza dei cittadini riguardano anche altri campi ed è necessario per questo una risposta di cooperazione più funzionale. Forze armate moderne devono contemplare nella loro mission molto più che in passato anche questo tipo d’intervento”, continua Rizzo.

“Come giustamente ha richiesto il Ministro Trenta al recente vertice Nato – precisa Rizzo – bisogna passare dal concetto di spesa militare tradizionale a quello di spesa per la difesa includendo la cyber security ed, aggiungo io, anche quelle per una protezione civile adeguata e moderna. Non si può chiedere – come lo si è chiesto alla Grecia in questi anni – piani draconiani per rispettare i parametri economici della UE compresi i tagli del 30% alle dotazioni antincendio della Grecia e poi versare lacrime davanti alla conta dei morti. Occorre una Europa più razionale, più sociale, meno legata ad astratti parametri finanziari e vincoli di bilancio, una Europa che rispetti tutti i suoi popoli, più giusta, più sicura e direi semplicemente più umana”, così conclude il Presidente della Commissione Difesa della Camera dei Deputati Gianluca Rizzo.

DIFESA ONLINE INCONTRA L’ON. GIANLUCA RIZZO, IL NUOVO PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE DIFESA DELLA CAMERA

(di Andrea Cucco)
11/07/18
L’onorevole Gianluca Rizzo è da poco presidente della commissione Difesa della Camera. Parliamo di un organo fondamentale anche per la semplice informazione dei cittadini. Un esempio? La trasparenza DOVUTA attraverso i media che nel precedente regime era negata: quello che per un giornalista era un “dato non disponibile” (v.articolo), lo è diventato su iniziativa di qualche parlamentare…

Onorevole Rizzo, da precedente membro della commissione come ha vissuto la nomina?

Per me è stata una grande emozione. Ho pensato a quando sono entrato qui la prima volta cinque anni fa, al lavoro fatto con i miei colleghi, alle difficoltà che abbiamo incontrato. Nel mio breve discorso d’insediamento ho chiesto la collaborazione di tutti ed ho assicurato che svolgerò le mie funzioni con l’imparzialità istituzionale che la carica richiede. Sarò un presidente di garanzia per tutti.

Può spiegare ai lettori quali sono i compiti della commissione?

La Commissione difesa è la IV° Commissione Permanente della Camera dei Deputati. Partecipa alla formazione del processo legislativo sia in sede consultiva che referente. In alcuni casi eccezionali, quando l’unanimità dei gruppi lo richiede, può agire con i poteri stessi dell’Assemblea (sede legislativa). Svolge audizioni e indagini conoscitive. È il luogo del confronto con il governo sia nell’esame dei disegni e dei decreti legge, sia nella discussione di pareri o di risoluzioni. Qui i deputati possono interrogare il ministro della Difesa e chiederne conto di fatti e scelte politiche di sua competenza.

Il Paese ha vissuto una netta discontinuità nell’esecutivo. Avverrà qualcosa di simile sotto la sua presidenza?

Personalmente ho avuto due presidenti nella scorsa legislatura gli onorevoli Elio Vito e Francesco Saverio Garofani. Due impronte differenti nel metodo, ma che comunque hanno permesso di svolgere un ottimo lavoro in Commissione. Con loro abbiamo avuto modo di discutere ovviamente, ma mai tale discussione ha trasceso la corretta dialettica politica. La Presidenza della Commissione ha come caratteristica principale il ruolo di garanzia nei confronti di tutti i componenti e cercherò di svolgere questo compito al meglio. Certo vorrei rendere più fruibile all’esterno l’accesso al materiale e agli atti sottoposti a parere. Spesso si tratta di sistemi d’arma e in molti casi si è preferito non pubblicare su internet i testi integrali per, secondo me, un’eccessiva volontà di riservatezza. Nel limite del possibile vorrei aprire alla società civile. Solo con la trasparenza possiamo riavvicinare i cittadini alla politica e alla partecipazione.

Quali sono a suo avviso le priorità nel campo della Difesa? I diritti del personale?

Sono stato per due anni componente la Commissione d’Inchiesta sull’uranio impoverito e mi porto dietro questa cicatrice: per me il diritto alla salute dei cittadini in uniforme è un punto dirimente. I diritti del personale andranno affrontati inoltre alla luce della recente sentenza della Corte Costituzionale che ha cancellato il divieto per i militari di associarsi in sindacato. Non dimentichiamo poi il ruolo decisivo che la Difesa ricopre per la sicurezza e a favore della pace. L’Italia è impegnata in molte missioni internazionali e i nostri militari si fanno onore in diversi contesti ma è necessario dare un senso ed attualizzare questo impegno alla luce anche delle nuove minacce e situazioni di crisi.

Ha conosciuto molti uomini e donne in divisa in questi anni. Che opinione ha di loro?

Sono fiero delle nostre Forze Armate, gli uomini e le donne in divisa rappresentano una grande risorsa per il Paese. Nei cinque anni della mia prima legislatura ho, con i miei colleghi, girato in lungo e largo per caserme, porti, aeroporti e poligoni militari cercando di conoscere il più possibile il loro lavoro e i loro bisogni. Il fattore umano è decisivo per riscattare l’Italia dall’attuale situazione di declino. Oltre agli uomini e le donne in divisa vorrei ricordare anche gli oltre trentamila lavoratori e lavoratrici civili della Difesa: anche loro rappresentano una risorsa importante e una professionalità da non disperdere.

E dei vertici, eredità diretta del precedente governo?

I vertici militari, che sto incontrando in questi giorni, mi hanno tutti confermato la volontà di collaborare con il Parlamento. Vedo un clima costruttivo che una precondizione fondamentale per lavorare bene nell’interesse del Paese.

Negli ultimi anni è avvenuta una metodica censura di quella che per lustri era stata un’encomiabile apertura del mondo militare. Potremo sperare di poter raccontare liberamente ai concittadini la verità in futuro?

La possibilità di organizzarsi in sindacati ed associazioni superando l’impostazione gerarchica della vecchia Rappresentanza Militare aiuterà anche a risolvere qualche problema eccessivo di censura del pensiero del personale militare. Siamo in una nuova fase e anche questo fa parte della modernizzazione delle Forze Armate. Vorremmo inoltre favorire il lavoro dei giornalisti nel raccontare le Forze Armate e più in generale sollecitare una maggiore attenzione dei mass media, attenzione anche critica, al mondo della Difesa nel senso più ampio. Vorremmo che questi grandi temi fossero patrimonio dell’opinione pubblica e non esclusivo appannaggio di pochi specialisti. La Difesa deve essere percepita come un bene comune in piena sintonia con la lettera e lo spirito dell’art.52 della Costituzione.

Lei appartiene al movimento 5 Stelle. Farà “sconti” al governo?

Non si tratta di fare sconti al governo ma semmai di condividere le migliori idee e proposte per aiutarlo in questa impresa di cambiare il Paese. Non sarà facile, ma siamo fiduciosi e abbiamo il dovere di provarci.

(foto: Difesa Online)

L’onorevole Gianluca Rizzo è da poco presidente della commissione Difesa della Camera. Parliamo di un organo fondamentale anche per la semplice informazione dei cittadini. Un esempio? La trasparenza DOVUTA attraverso i media che nel precedente regime era negata: quello che per un giornalista era un “dato non disponibile” (v.articolo), lo è diventato su iniziativa di qualche parlamentare…

Onorevole Rizzo, da precedente membro della commissione come ha vissuto la nomina?

Per me è stata una grande emozione. Ho pensato a quando sono entrato qui la prima volta cinque anni fa, al lavoro fatto con i miei colleghi, alle difficoltà che abbiamo incontrato. Nel mio breve discorso d’insediamento ho chiesto la collaborazione di tutti ed ho assicurato che svolgerò le mie funzioni con l’imparzialità istituzionale che la carica richiede. Sarò un presidente di garanzia per tutti.

Può spiegare ai lettori quali sono i compiti della commissione?

La Commissione difesa è la IV° Commissione Permanente della Camera dei Deputati. Partecipa alla formazione del processo legislativo sia in sede consultiva che referente. In alcuni casi eccezionali, quando l’unanimità dei gruppi lo richiede, può agire con i poteri stessi dell’Assemblea (sede legislativa). Svolge audizioni e indagini conoscitive. È il luogo del confronto con il governo sia nell’esame dei disegni e dei decreti legge, sia nella discussione di pareri o di risoluzioni. Qui i deputati possono interrogare il ministro della Difesa e chiederne conto di fatti e scelte politiche di sua competenza.

Il Paese ha vissuto una netta discontinuità nell’esecutivo. Avverrà qualcosa di simile sotto la sua presidenza?

Personalmente ho avuto due presidenti nella scorsa legislatura gli onorevoli Elio Vito e Francesco Saverio Garofani. Due impronte differenti nel metodo, ma che comunque hanno permesso di svolgere un ottimo lavoro in Commissione. Con loro abbiamo avuto modo di discutere ovviamente, ma mai tale discussione ha trasceso la corretta dialettica politica. La Presidenza della Commissione ha come caratteristica principale il ruolo di garanzia nei confronti di tutti i componenti e cercherò di svolgere questo compito al meglio. Certo vorrei rendere più fruibile all’esterno l’accesso al materiale e agli atti sottoposti a parere. Spesso si tratta di sistemi d’arma e in molti casi si è preferito non pubblicare su internet i testi integrali per, secondo me, un’eccessiva volontà di riservatezza. Nel limite del possibile vorrei aprire alla società civile. Solo con la trasparenza possiamo riavvicinare i cittadini alla politica e alla partecipazione.

Quali sono a suo avviso le priorità nel campo della Difesa? I diritti del personale?

Sono stato per due anni componente la Commissione d’Inchiesta sull’uranio impoverito e mi porto dietro questa cicatrice: per me il diritto alla salute dei cittadini in uniforme è un punto dirimente. I diritti del personale andranno affrontati inoltre alla luce della recente sentenza della Corte Costituzionale che ha cancellato il divieto per i militari di associarsi in sindacato. Non dimentichiamo poi il ruolo decisivo che la Difesa ricopre per la sicurezza e a favore della pace. L’Italia è impegnata in molte missioni internazionali e i nostri militari si fanno onore in diversi contesti ma è necessario dare un senso ed attualizzare questo impegno alla luce anche delle nuove minacce e situazioni di crisi.

Ha conosciuto molti uomini e donne in divisa in questi anni. Che opinione ha di loro?

Sono fiero delle nostre Forze Armate, gli uomini e le donne in divisa rappresentano una grande risorsa per il Paese. Nei cinque anni della mia prima legislatura ho, con i miei colleghi, girato in lungo e largo per caserme, porti, aeroporti e poligoni militari cercando di conoscere il più possibile il loro lavoro e i loro bisogni. Il fattore umano è decisivo per riscattare l’Italia dall’attuale situazione di declino. Oltre agli uomini e le donne in divisa vorrei ricordare anche gli oltre trentamila lavoratori e lavoratrici civili della Difesa: anche loro rappresentano una risorsa importante e una professionalità da non disperdere.

E dei vertici, eredità diretta del precedente governo?

I vertici militari, che sto incontrando in questi giorni, mi hanno tutti confermato la volontà di collaborare con il Parlamento. Vedo un clima costruttivo che una precondizione fondamentale per lavorare bene nell’interesse del Paese.

Negli ultimi anni è avvenuta una metodica censura di quella che per lustri era stata un’encomiabile apertura del mondo militare. Potremo sperare di poter raccontare liberamente ai concittadini la verità in futuro?

La possibilità di organizzarsi in sindacati ed associazioni superando l’impostazione gerarchica della vecchia Rappresentanza Militare aiuterà anche a risolvere qualche problema eccessivo di censura del pensiero del personale militare. Siamo in una nuova fase e anche questo fa parte della modernizzazione delle Forze Armate. Vorremmo inoltre favorire il lavoro dei giornalisti nel raccontare le Forze Armate e più in generale sollecitare una maggiore attenzione dei mass media, attenzione anche critica, al mondo della Difesa nel senso più ampio. Vorremmo che questi grandi temi fossero patrimonio dell’opinione pubblica e non esclusivo appannaggio di pochi specialisti. La Difesa deve essere percepita come un bene comune in piena sintonia con la lettera e lo spirito dell’art.52 della Costituzione.

Lei appartiene al movimento 5 Stelle. Farà “sconti” al governo?

Non si tratta di fare sconti al governo ma semmai di condividere le migliori idee e proposte per aiutarlo in questa impresa di cambiare il Paese. Non sarà facile, ma siamo fiduciosi e abbiamo il dovere di provarci.

(foto: Difesa Online)

UNA NUOVA SFIDA MI ATTENDE

Su indicazione del Gruppo Parlamentare del M5S, sono stato designato candidato alla presidenza della Commissione Difesa alla Camera dei Deputati.

Il 21 Giugno sono stato eletto con 23 voti favorevoli su 42 e da quel momento la percezione del ruolo che ho assunto si è manifestata intorno a me.

questo l’estratto dal resoconto di quella seduta di commissione dopo la mia elezione:

“ Gianluca RIZZO, presidente, nell’esprimere un saluto e un ringraziamento a tutti i componenti della Commissione, manifesta l’intenzione di volere dare continuità al lavoro già intrapreso nella scorsa legislatura sia nell’ambito della Commissione difesa sia nell’ambito della Commissione d’inchiesta sugli effetti dell’utilizzo dell’uranio impoverito.  Assicura, quindi, che svolgerà le sue funzioni con la massima imparzialità e formula l’auspicio che la Commissione e tutti i suoi componenti possano lavorare al meglio per soddisfare l’interesse del Paese.”

Devo tutto questo all’impegno e alla passione profusa nei primi 5 anni di mandato parlamentare svolto nella precedente legislatura, alla disponibilità ed umiltà che ho sempre cercato di mettere in campo per “assorbire come una spugna” le tante sfumature presenti nel comparto Difesa.

Ringrazio Beppe Grillo, Gianroberto Casaleggio, i miei vecchi e nuovi colleghi di commissione, il gruppo parlamentare, i miei collaboratori, la mia compagna e la mia famiglia che da sempre rappresenta un faro nella mia vita.
Un particolare pensiero lo dedico a mia mamma che da poco più di un anno è volata in cielo.

IL MoVimento5Stelle ha una marcia in più

E così già i primi exitpoll del 4 Marzo ci davano vincenti, ma mai e poi mai avrei pensati che la Sicilia potesse regalare un risultato del genere.

28 eletti nei collegi elettorali uninomali, il 48% delle preferenze di lista, ecco chi siamo i parlamentari che porteranno avanti le istanze del M5S:

Camera
Palermo-Resuttana
Aldo Penna (M5S)

Palermo-Libertà
Giorgio Trizzino (M5S)

Palermo-Settecannoli
Roberta Alaimo (M5S)

Bagheria
Vittoria Casa (M5S)

Monreale
Giuseppe Chiazzese (M5S)

Marsala
Piera Aiello (M5S)

Gela
Dedalo Pignatone (M5S)

Agrigento
Michele Sodano (M5S)

Mazara del Vallo
Vita Martinciglio (M5S)

Messina
Francesco D’Uva (M5S)

Barcellona Pozzo di Gotto
Alessio Villarosa (M5S)

Enna
Andrea Giarrizzo (M5S)

Acireale
Giulia Grillo (M5S)

Catania
Maria Laura Paxia (M5S)

Misterbianco
Simona Suriano (M5S)

Paternò
Eugenio Saitta (M5S)

Ragusa
Marialucia Lorefice (M5S)

Avola
Maria Marzana (M5S)

Siracusa
Paolo Ficara (M5S)

Senato
Palermo-Resuttana-San Lorenzo
Steni Di Piazza (M5S)

Palermo-Bagheria
Loredana Russo (M5S)

Marsala
Francesco Mollame (M5S)

Agrigento
Rino Marinello (M5S)

Gela
Pietro Lorefice (M5S)

Messina
Grazia D’Angelo (M5S)

Acireale
Tiziana Carmela Rosaria Drago (M5S)

Catania
Nunzia Catalfio (M5S)

Siracusa
Giuseppe Pisani (M5S)

Difesa online: ELEZIONI 2018: L’ESPERIENZA IN COMMISSIONE DIFESA DELL’ON. GIANLUCA RIZZO (M5S)

(di Andrea Cucco) [articolo originale]
22/02/18

La consultazione elettorale è alle porte e, anche nel migliore dei casi, si profila un periodo difficile per la Repubblica. Il mondo della Difesa è tenuto tradizionalmente sottotono – se non addirittura soggetto a censura! – in tempi “felici”, figuriamoci cosa potrebbe riservarci un lustro di equilibrismi e compromessi.

Per avere un’idea più corretta, o almeno “meno fake” delle idee in campo, ospitiamo alcune interviste a politici che con la Difesa hanno avuto o avranno ancora a che fare.

In attesa delle “liste dei ministri”, cominciamo con un rappresentante del Movimento 5 Stelle, una realtà apparentemente lontana dai militari ma che può destare sorpresa.

Onorevole Rizzo, durante la legislatura è stato membro della commissione Difesa. Come ha vissuto l’esperienza?

È stata sicuramente un’esperienza forte e ricca di momenti intensi, che mi ha dato l’opportunità di approfondire il funzionamento del Mondo della Difesa, un mondo poco noto all’opinione pubblica o che lo è stato sino a quando non siamo entrati noi del Movimento 5 Stelle nelle Istituzioni.

La Difesa racchiude una miriade di ambiti professionali: la salute, il lavoro, l’industria, la formazione, la ricerca e sviluppo, rappresentando una realtà a parte, completa, con delle specificità che le vengono assegnate dalla Costituzione per garantire la sicurezza del Paese e la tutela dei nostri interessi nel mondo. Aver partecipato attivamente ai lavori della commissione mi ha permesso di comprendere fino in fondo l’importanza del ruolo che l’Italia ha nello scacchiere Geo-Politico euromediterraneo e nel contesto mondiale; basandomi su questi principi mi sono sempre assunto la responsabilità di ogni voto e di ogni parere espresso sugli atti posti al nostro vaglio.

Quando si parla di sostegno del mondo militare il Movimento 5 Stelle non è il primo soggetto politico che viene in mente…

Probabilmente verrà in mente a chi ha avuto l’opportunità di poter conoscere il modo in cui lavoriamo. Siamo andati oltre il concetto stesso di “ispezione parlamentare”, da parte nostra c’è stata una ferma volontà di conoscere più da vicino e più approfonditamente l’ambiente lavorativo dei nostri uomini del comparto Difesa, effettuando centinaia di visite conoscitive fra tutte le forze armate, passando dalla MM alla AM all’EI e ai CC, esperienze che ci hanno permesso di avere una percezione più realistica delle tematiche oggetto dei nostri lavori parlamentari.

Ha fatto il servizio militare?

Ho svolto il servizio di leva obbligatoria nel 1996, presso il 62° rgt carri “Sicilia” a Catania, ma quasi sempre sono stato in missione e per molto tempo impiegato in operazione “Vespri Siciliani” a Siracusa presso il tribunale, ho fatto vigilanza coste a Pantelleria e un mese circa nel poligono di Capo Teulada. A distanza di tanti anni ho potuto rivedere alcuni luoghi in cui ho vissuto esperienze che mi hanno sicuramente fatto crescere umanamente, però ho guardato diversamente ciò che avevo visto con gli occhi di un ventiduenne che aveva ricevuto una divisa mimetica con i gradi di caporale.

Oggi sono segretario della commissione d’inchiesta “Uranio” e il presente mi racconta la storia di un ragazzo, che oggi non c’è più, che scriveva alla propria madre descrivendole le esercitazioni e le esplosioni nei poligoni sardi, trasfigurando quella realtà e trasformando quei bagliori e quelle scintille in spettacolari e affascinanti fuochi d’artificio… con gli occhi di un ragazzo che si sentiva protetto dal proprio Paese, convinto che quei fumi non fossero stati nocivi per la sua salute.

La relazione finale della commissione d’inchiesta parlamentare sull’uranio impoverito ha fatto discutere. Quali sono le sue valutazioni in merito?

Come già detto ho avuto l’onore di far parte di una commissione d’inchiesta che il Movimento 5 Stelle ha voluto fortemente tramite l’impegno della mia collega, prima firmataria della proposta di legge che ne chiedeva l’istituzione, Marialucia Lorefice.
Questa è stata la quarta commissione d’inchiesta autorizzata dal Parlamento a seguito dei primi militari deceduti dopo aver prestato servizio all’Estero, nei Balcani in particolare.

Questa commissione ha inciso favorevolmente nel dibattito su coloro che hanno subìto danni alla salute o peggio subendo la perdita di propri cari, mettendo “nero su bianco” l’esistenza di un nesso causale tra le patologie contratte dai nostri militari e l’esposizione all’uranio impoverito e alle nanoparticelle prodotte dalla sua esplosione e a tutti gli altri fattori ambientali oggetto dei lavori della commissione. Ricordo in particolare l’amianto, il radon o le vaccinazioni massive. Ciò è riscontrabile con l’approvazione dell’atto finale votato nei giorni scorsi. La relazione è stata molto precisa grazie all’ottimo lavoro svolto dai commissari e dai nostri consulenti.

Il nostro voto alla relazione è stato favorevole e ciò che mi rende orgoglioso è stato il riconoscimento al Movimento 5 Stelle, dalla quasi totalità dei colleghi degli altri schieramenti politici, del grosso merito per il risultato ottenuto.

Il generale Bertolini, ha sottolineato che ci sono pericoli più gravi di cui tenere conto (v.intervista): la prima misura di sicurezza per un soldato è l’addestramento. Un’attività assolutamente insufficiente nel nostro Paese…

Della visione militaristica del generale Bertolini ho rispetto ma non è la stessa che abbiamo percepito con le visite svolte dalla commissione d’inchiesta e audendo le tante figure del mondo della Difesa italiana chiamate a Roma. Come non poter pretendere, soprattutto per tutto ciò che riguarda l’addestramento del personale e tutto ciò che attorno vi ruota, il rispetto della normativa vigente in materia di sicurezza sul lavoro. Non possiamo assistere ad altri casi Nasta o contare altre vittime che, pur obbedendo a degli ordini ben precisi, resterebbero vittime dei pericoli a cui si andrebbe incontro nei Poligoni, o in ambienti in cui sono avvenuti bombardamenti.

Paradossalmente è come se i nostri uomini in azione venissero dotati di giubbetti antiproiettile non per salvare loro la vita ma per renderli capaci di continuare a combattere nonostante un eventuale ferimento a un braccio o a una gamba. Se l’Italia ambisce a raggiungere eccellenti risultati dal punto di vista della tutela del proprio personale sicuramente non può non dotarsi di nuove procedure e strumenti in grado di superare la “giurisdizione domestica” che abbiamo avuto l’opportunità di conoscere in ambito militare.

 

Video del movimento criticano la componente (in percentuale) del bilancio della Difesa destinata agli stipendi, promettendo soluzioni. Cosa farete, diminuirete ulteriormente gli organici o aumenterete i fondi?

Il bilancio della Difesa, al netto degli ulteriori fondi che vengono garantiti dal MEF e dal Ministero per lo Sviluppo economico, è fortemente sbilanciato verso il costo del personale. Riteniamo valido il rapporto 50/25/25, dove 50 è la percentuale di assegnazione del bilancio del ministero (che ricordo essere oltre i 20 miliardi) per pagare stipendi, straordinari e indennità varie, nonché le pensioni ausiliari e l’ARQ.
Le percentuali del 25 indicano invece i valori di bilancio a cui ambire per il mantenimento dello strumento militare e per investire in ammodernamenti e sistemi d’arma. Le faccio un esempio di ciò che è avvenuto: Il M5S intende revocare i finanziamenti pubblici ai giornali, sa qual è stato il risultato? Buona parte dei giornali che ricevono fondi non mancano occasione di screditarci con articoli e interviste. Ecco, si può dire che anche nel campo della Difesa si è voluta strumentalizzare una considerazione strettamente personale fatta da un nostro consulente che lanciava l’allarme verso ciò che in Italia ancora succede: abbiamo un rapporto tra dirigenti e comandati molto basso, il che potrebbe lasciare presagire che vi sia la necessità di alleggerire le catene di comando, facendo altresì raggiungere quel rapporto tra le tre configurazioni di spesa a cui ho già accennato.

A tal proposito ne approfitto per smentire la fake news che farnetica su eventuali tagli degli stipendi per gli uomini del comparto difesa e sicurezza da parte del M5S, NON È ASSOLUTAMENTE VERO, mai discusso di una cosa del genere e solo un folle potrebbe farlo!

Troppe missioni militari italiane assecondano politiche estere straniere e troppo spesso concorrenti. Con un governo 5 stelle cambierà qualcosa?

Pensiamo che sia fondamentale partecipare alle missioni internazionali ove siano evidenti le finalità di protezione della nostra nazione e dei suoi interessi nel mondo o di chiara matrice di aiuto alle popolazioni civili dalla violenza delle guerre e delle rivolte dettate da motivi economici, razziali o volute da dittatori senza scrupoli. La missione in Afghanistan non solo non incarna nessuna di queste premesse ma, a distanza di 12 anni, misurandone l’efficacia, si può solo certificare il fallimento di una strategia a guida americana che poco ha prodotto in termini di contrasto al terrorismo, alla produzione di oppio e alla riduzione della violenza sul suolo afgano. Ecco perchè non la riteniamo indispensabile né utile. A differenza invece della missione in Libano o di quella nei Balcani a tutela e garanzia della pace in quelle regioni devastate in passato da guerre fratricide.

Ama la nostra bandiera e darebbe la vita per difenderla?

Sì, senza se e senza ma!

La comunicazione (e la relativa trasparenza) della Difesa è stata quasi azzerata con l’attuale ministro. La gestione politica, ideologica e personalistica finirebbe con un ministro 5 Stelle?

Esistono due linee di pensiero, una opposta all’altra, per cui o ci si chiude a testuggine ed è quello avvenuto con la ministra Pinotti o ci si apre ai cittadini/contribuenti sempre nell’ottica di garantire quelle prerogative di sicurezza e riservatezza che debbono continuare ad essere mantenute per chi è delegato a gestire la sicurezza del Paese. Troppa chiusura lascia adito ad interpretazioni, maldicenze, accuse gratuite che i nostri uomini non meritano di subire.

Ho avuto modo di parlare con molti militari in questi anni, molti con importanti incarichi di comando, altri da graduati o soldati semplici e quello che ho potuto percepire dai discorsi fatti è la sgradita percezione, da parte dell’opinione pubblica, della mancanza di riconoscimento per l’ottimo lavoro svolto a tutti i livelli. Abbiamo la fortuna di avere migliaia di uomini e donne che svolgono il proprio compito con impegno e dedizione, convinti dei propri mezzi e in grado di ottenere riconoscimenti di prestigio in tutto il mondo.

Perchè un militare dovrebbe votarvi?

Un militare, donna o uomo che sia, è innanzi tutto un cittadino Italiano che ha intrapreso una carriera lavorativa nelle forze armate, la priorità del Movimento 5 Stelle è quella di migliorare la qualità di tutti i cittadini… indistintamente. In questi giorni si sentono diverse sirene della politica, peccato che sono le stesse sirene di quella politica che ha prodotto danni enormi negli ultimi 30 anni in questo comparto: dalla mancata realizzazione di un vigoroso riordino delle carriere, al taglio degli stipendi, alla riduzione del turnover alla mancata riforma della rappresentanza militare, dal garantire commesse miliardarie di sistemi d’arma, a volte inutili, al non poter garantire adeguati standard di
funzionalità in caserme, basi aeree o navali.

Il Movimento 5 Stelle non ha filtri da apporre nella definizione delle proprie priorità nè promesse da mantenere nei confronti di alcuna lobby, abbiamo solo la volontà di fare ciò che è giusto per tutti gli italiani, compresi gli appartenenti al comparto Difesa, che ogni giorno affrontano la propria giornata lavorativa con grande dignità e a cui va sicuramente garantita una migliore qualità della vita.

Serve anche rivalutare il contributo offerto dal personale civile a cui delegare quelle attività che esulano dalla sfera delle specificità militari e per cui non si rende necessario indossare una divisa per compiere attività anche importanti.

Infine bisogna mantenere adeguati standard di professionalità, investire in sistemi d’arma adeguati alle minacce correnti o prevedibili e una macchina gestionale in grado di cancellare sprechi, tagliando ove possibile, al fine di migliorare le infrastutture necessarie ad accogliere il personale e in grado di produrre modalità addestrative all’avanguardia utili allo svolgimento delle attività delegate al comparto.